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	<title>michela carrara &#8211; Psicologia Rimini</title>
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	<description>Dr.ssa Michela Carrara Psicologa Psicoterapeuta a Rimini Tel 3296959328</description>
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		<title>La sindrome Long COVID e gli effetti psicologici della malattia</title>
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		<dc:creator><![CDATA[michela carrara]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 12 Sep 2022 14:20:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Blog]]></category>
		<category><![CDATA[elaborazione del lutto]]></category>
		<category><![CDATA[lutto]]></category>
		<category><![CDATA[perdita familiare]]></category>
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					<description><![CDATA[Gli studi, hanno dimostrato che i problemi psicologici, come depressione, ansia, insonnia e disturbo da stress post-traumatico (PTSD), sono aumentati in maniera esponenziale dopo la pandemia di COVID-19.]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div id="wppb-builder-container" class="wppb-builder-container">                <div  class="wppb-row-parent  wppb-row-1663251698790 "  >
					
										
										
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Gli studi, hanno dimostrato che i problemi psicologici, come depressione, ansia, insonnia e disturbo da stress post-traumatico (PTSD), sono aumentati drasticamente dopo la pandemia di COVID-19.</p><p>Durante una ricerca condotta durante la pandemia, il 53,8% degli intervistati ha avuto un impatto psicologico moderato o grave:</p><ul><li>il 16,5% dei partecipanti ha riportato manifestazioni depressive da moderate a gravi;</li><li>il 28,8% dei partecipanti presentava sintomi di ansia da moderati a gravi;</li><li> il 24,5% dei partecipanti ha mostrato disagio psicologico.</li></ul><p>Se questo non bastasse, lo studio della malattia Covid 19 e le nuove sintomatologie emergenti, avvalorate dalle testimonianze dei pazienti, mostrano che un numero crescente di persone che hanno contratto il Covid, non riesce a guarire del tutto dagli effetti del virus.</p><p>Anche dopo mesi dalla negatività, i sintomi sono ampi e variabili e possono includere affanno, stanchezza cronica, “nebbia cognitiva”, ansia e stress.</p><p>In particolare, gli studi più recenti sulla “nebbia cognitiva”, ovvero una conseguenza di carattere neurologico, ha interessato 1 persona su 20 che ha contratto il Covid, in particolar modo a chi ha subito l’ospedalizzazione, provocando qualche ripercussione sulle capacità mentali.</p><p>Infatti, da uno studio del centro Ravelli dell’Università di Milano, coordinato dalla ricercatrice Dott.ssa Roberta Ferrucci, sono stati pubblicati i risultati della ricerca sull’ <a href="https://onlinelibrary.wiley.com/doi/10.1111/ene.15324" target="_blank" rel="noopener">European Journal of Neurology</a>.</p><blockquote><h6>«<i>La nebbia cognitiva è caratterizzata da cali di concentrazione, vuoti di memoria, affaticamento mentale e rallentamento delle funzioni cognitive. I pazienti denotano perdita di lucidità, smarrimento.</i></h6><h6><i>Il nostro studio ha dimostrato che, non solo sono presenti cinque mesi dopo la guarigione nel 60% dei pazienti, ma persistono anche nei dodici mesi successivi la guarigione nel 50% dei casi. Il 30% ha evidenziato disturbi di memoria e il 20% di attenzion</i>e».<br /><em><strong>Roberta FERRUCCI</strong></em></h6></blockquote><p><img fetchpriority="high" decoding="async" class="aligncenter wp-image-313" src="https://www.psicologa.michelacarrara.it/wp-content/uploads/2022/09/nebbia_cognitiva.webp" alt="long covid" width="400" height="267" srcset="https://www.psicologa.michelacarrara.it/wp-content/uploads/2022/09/nebbia_cognitiva.webp 640w, https://www.psicologa.michelacarrara.it/wp-content/uploads/2022/09/nebbia_cognitiva-300x200.webp 300w" sizes="(max-width: 400px) 100vw, 400px" /></p><h4>Cosa caratterizza il Long Covid?</h4><p>La maggior parte delle persone che hanno contratto il COVID guarisce entro poche settimane. Tuttavia, come per molte altre malattie e infezioni, il COVID può anche avere effetti a lungo termine.<br />Il termine ” Long Covid ” è stato utilizzato per descrivere i sintomi che continuano anche dopo che l’ infezione acuta è passata, negativizzando il paziente. I sintomi più comunemente riportati sono:</p><ul><li>Difficoltà di respirazione o mancanza di respiro</li><li>Stanchezza o affaticamento</li><li>Sintomi che peggiorano dopo attività fisiche o mentali (noto anche come malessere post-sforzo)</li><li>Difficoltà di pensiero o concentrazione (indicata come “nebbia cognitiva”) </li><li>Tosse</li><li>Dolore al petto o allo stomaco</li><li>Mal di testa</li><li>Palpitazione cardiache</li><li>Dolori articolari o muscolari</li><li>Sensazione di spilli e aghi</li><li>Problemi di sonno</li><li>Febbre e Vertigini </li><li>Cambiamenti di umore</li><li>Cambiamento di odore o gusto</li><li>Cambiamenti nei cicli mestruali</li></ul><p>La variabilità dei sintomi manifestati e percepiti è ampia. Alcuni pazienti possono lamentare uno o due di questi sintomi, mentre alcuni accusano molteplici sintomatologie.<br />Per alcuni, i sintomi possono sono lievi, mentre per altri risultano essere gravi e debilitanti, impedendo di svolgere le normali attività quotidiane.<br />Effetti a lungo termine, possono verificarsi in persone che hanno contratto la malattia in forma grave, ma sono stati segnalati anche in persone che presentavano sintomi lievi o addirittura assenti (asintomatici).</p><p>Ad oggi, non esiste un trattamento specifico o una guida per combattere gli effetti del Long Covid. Di conseguenza, i medici valutano ogni singolo caso, prescrivendo specifiche terapie per alleviare i sintomi presentati. Altresì il percorso terapeutico può comprendere oltre alla riabilitazione fisica, anche il <a href="https://www.psicologa.michelacarrara.it/sostegno-psicologico/" target="_blank" rel="noopener">supporto psicologico. </a></p><h4>ASPETTI PSICOLOGICI DELLE LIMITAZIONI LONG COVID</h4><p>Alcuni sintomi post COVID risiedono nell’area della salute mentale. I più comuni di questi includono:</p><ul><li>Disturbi del sonno</li><li><a href="https://www.psicologa.michelacarrara.it/ansia-e-panico/">Ansia</a>, cambiamenti dell’umore e  <a href="https://www.psicologa.michelacarrara.it/depressione/" rel="sponsored">Depressione</a> </li><li>Problemi di concentrazione o di memoria (“nebbia cognitiva”)</li></ul><p>Non ci sono evidenze scientifiche circa le cause di questi malesseri psicologici, ma è stato ipotizzato che potrebbero essere il risultato degli effetti specifici di COVID 19 sul cervello e sul sistema immunitario o su altri sistemi di organi.<br />Da non trascurare poi i l trauma vissuto, specie nell’ ospedalizzazione.<br />È noto che una lunga degenza, in particolare nelle unità di terapia intensiva, può portare a quella che viene chiamata sindrome da terapia post-intensiva, che spesso include grave debolezza, problemi cognitivi (inclusa scarsa concentrazione) e persino disturbo da <a href="https://www.epicentro.iss.it/stress/" target="_blank" rel="noopener">stress post-traumatico.</a></p><h4>COSA RENDE COSÌ DIFFICILE LA DIAGNOSI DEL LONG COVID?</h4><p>La diagnosi della sindrome post Covid è complessa, in quanto i sintomi variano da individuo a individuo e cambiano con il passare del tempo o compaiono settimane o mesi dopo.<br />Anche le varianti del virus possono alterare le casistiche. Spesso per i medici è difficile collegare i sintomi alla malattia di questa pandemia.<br />Si parla di <strong>Long Covid</strong> quando i sintomi tipici, quali spossatezza, dolori articolari, respiro affannoso sotto sollecitazione, problemi di concentrazione <strong>durano per oltre 2 mesi</strong>.<br />È stato anche dimostrato che l’infiammazione sistemica a seguito della disregolazione immuno-infiammatoria a seguito dell’infezione da SARS-CoV-2 contribuisce ai sintomi psichiatrici e cognitivi nei pazienti.<br />L’ansia correlata ai sintomi persistenti, potrebbe significare che i sintomi psicologici emergono e aumentano durante e oltre lo stato acuto di infezione tra i pazienti da lungo tempo di Covid (<em>Penninx , BWJH Sintomi psichiatrici e deterioramento cognitivo in “Long COVID”, 2021</em>).</p></div></div></div></div>                                            </div>
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- <em>Roberta Ferrucci, Michelangelo Dini, Chiara Rosci, Antonella Capozza ed altri. One-year cognitive follow-up of COVID-19 hospitalized patients. 2022; European Journal of  Neurology.   
- Penninx, BWJH Sintomi psichiatrici e deterioramento cognitivo in “Long COVID”: la rilevanza dell’immunopsichiatria . Psichiatria mondiale 20 , 357 ( 2021 )
- Jinglong Z, Rong S, Juan Y. Ansia e depressione nei pazienti anziani durante l’epidemia di coronavirus 2019 e i suoi fattori di influenza. JClin Med Pract. 2020;04:246–50
- Cascella , M. &amp; De Blasio , E. Manifestazioni neurologiche, psicologiche e cognitive del lungo-COVID . in Caratteristiche e gestione del neuro-covid acuto e cronico 137 – 158 ( Springer International Publishing , 2022 ). doi: 10.1007/978-3-030-86705-8_4</em></pre></div></div></div></div>                                            </div>
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		<title>Bonus Psicologo</title>
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		<dc:creator><![CDATA[michela carrara]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 27 Jul 2022 09:11:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Blog]]></category>
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		<category><![CDATA[covid]]></category>
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					<description><![CDATA[Aggiornamento del 21/07/2022. Dopo mesi di attesa, finalmente gli utenti posso richiedere il Bonus Psicologo. Infatti dal 25 Luglio fino al 24 Ottobre, si potrà richiedere il contributo tramite il portale dedicato]]></description>
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Sarà quindi una gara a colpi click?</p><p>2) Per arrivare pronti all’apertura delle iscrizioni, sarà fondamentale aver già presentato una DSU ai fini ISEE. In caso di assenza, il richiedente sarà infatti informato della necessità di dover preventivamente procedere con l’invio dell’attestazione, e poi rifare domanda. Solo in caso di presenza di una DSU valida sarà infatti accolta la domanda trasmessa.</p><p>Riconosciuto il Bonus Psicologo, il richiedente avrà a disposizione <strong>180 giorni per utilizzarlo</strong>, pena l’annullamento ed il rientro del contributo, con la ridistribuzione dello stesso ad altri utenti.</p><p>I beneficiari potranno scegliere solo Psicoterapeuti accreditati  che hanno aderiranno all’iniziativa. Sarà lo stesso Istituto ad occuparsi del pagamento a favore dei professionisti che forniranno i servizi di Psicoterapia.</p><h4>CONSIDERAZIONI SUL BONUS PSICOLOGO<br /><br /></h4><p>Questo supporto economico è un’importante presa di coscienza da parte del Legislatore. Lo sforzo da parte dello Stato a mettere in campo questa iniziativa, è lodevole. Ben venga un progetto così significativo, anche se siamo ben distanti da un elaborato soddisfacente.</p><p>Va considerato, che questo contributo economico di 10 MLN di euro per una platea di utenti così ampia, è una goccia nel mare rispetto all’arco temporale di una terapia, specie ove siano presenti delle problematiche importanti.</p><p>Che la copertura del contributo sia minima, lo dimostra il fatto che la stima dei beneficiari che otterranno il bonus, sia poco più di 16.000.</p><h6><strong>LA COPERTA È SEMPRE PIÙ CORTA</strong></h6><p>Di fatto, come da consuetudine conclamata, questo Voucher viene proposto come un Bonus. Cosa significa? Significa “fino ad esaurimento scorte”.</p><p>Il Governo ha stanziato 10 milioni di euro dedicati al Bonus Psicologo. Una volta raggiunto il tetto previsto, verranno tirate le corde del borsellino, salvo (si spera) ulteriori proroghe.</p><p>Certo, questo risulta un valido incentivo e strumento per iniziare ad affrontare i problemi psicologici, ma molte persone che decideranno di intraprendere un percorso grazie a questo contributo, potranno economicamente portarlo a termine?</p><p>Molte Regioni Italiane, sensibili alle problematiche della salute psicologica, hanno già in autonomia investito risorse per venire incontro alla cittadinanza, in più svariati modi (sportelli di ascolto, numeri verdi etc.).</p><p>Si è discusso molto sulla figura dello <a href="https://www.quotidianosanita.it/lavoro-e-professioni/articolo.php?articolo_id=75173" target="_blank" rel="noopener">Psicologo di Base</a>, ovvero di un professionista che opera all’interno della rete del medico di base.  Anche se l’emendamento con il “decreto Calabria” legittima la presenza dello Psicologo nelle cure primarie, di fatto questa realtà è ben distante dal essere rappresentata alla cittadinanza.</p><p>Allo stato attuale possiamo dire che vi sono in atto alcune sperimentazioni in alcune regioni.<br />Si auspica che in un futuro, non troppo lontano, il <strong>benessere psicologico</strong> sia da considerarsi una cura primaria e non un “lusso” che solo alcuni possano permettersi.</p></div></div></div></div>                                            </div>
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		<title>Il Lutto e la sua elaborazione</title>
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		<dc:creator><![CDATA[michela carrara]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 07 Jul 2022 13:51:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Blog]]></category>
		<category><![CDATA[elaborazione del lutto]]></category>
		<category><![CDATA[lutto]]></category>
		<category><![CDATA[perdita familiare]]></category>
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					<description><![CDATA[Qualunque sia il tipo di perdita che tu abbia subito, non esiste un modo giusto o sbagliato di soffrire.
Il dolore è una risposta naturale al lutto. È la sofferenza emotiva che si prova quando qualcosa o qualcuno che si ama viene portato via.]]></description>
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Di chi è la colpa?”</p><p>Contrattazione: “Fai in modo che ciò non accada, e in cambio………”</p><p>Depressione: “Sono troppo triste per fare qualsiasi cosa”.</p><p>Accettazione: “Sono in pace con quello che è successo”.</p><p>Se si prova una di queste emozioni a seguito di una perdita, può aiutare sapere che queste reazioni sono naturali e che si allevieranno col tempo. Tuttavia, non tutti coloro che soffrono attraversano tutte queste fasi.</p><h4>COME AFFRONTARE L’ELABORAZIONE DEL LUTTO</h4><p>Può essere utile condividere il disagio, così  tale da rendere più facile sopportare il peso del dolore. Ciò non significa che ogni volta che interagisci con amici e familiari, devi parlare della tua perdita. Il conforto può anche derivare dal semplice stare con gli altri che si prendono cura di te. <strong>La chiave è non isolarsi</strong>.</p><p><strong>Rivolgiti ad amici e familiari. </strong> Invece di evitarli, avvicina gli amici e i tuoi cari, trascorri del tempo insieme, faccia a faccia e accetta l’assistenza che viene offerta. Spesso le persone vogliono aiutare ma non sanno come farlo. Quindi dì loro di cosa hai bisogno, che si tratti di una spalla su cui piangere, di un orecchio che ascolta o semplicemente di qualcuno con cui svagarsi.</p><p><strong>Pensa che molte persone, si sentono a disagio quando cercano di confortare qualcuno che sta soffrendo. </strong>Il dolore può essere un’emozione confusa, a volte spaventosa per molte persone, soprattutto se non hanno subito una perdita simile. Potrebbero sentirsi insicuri su come confortarti e finire per dire o fare le cose sbagliate. Ma non usarlo come scusa per ritirarti nel tuo guscio ed evitare i contatti sociali. Se un amico o una persona cara ti contatta, è perché gli importa.</p><p><strong>Unisciti a un gruppo di supporto. </strong>Il dolore può farti sentire molto solo, anche quando hai persone care su cui contare. Condividere il tuo dolore con altri che hanno subito perdite simili può aiutare. Ci sono molte associazione di  <strong><a href="http://www.ilrumoredellutto.com/elenco-dei-gruppi-di-auto-mutuo-aiuto-in-italia/" target="_blank" rel="noopener">Gruppo di Auto Mutuo Aiuto</a> </strong>(G.A.M.A.) che sono presenti nel territorio.</p><p><a href="https://www.psicologa.michelacarrara.it/sostegno-psicologico/"><strong>Parla con un terapeuta</strong></a><strong>. </strong>Se il tuo dolore sembra troppo pesante da sopportare, un terapeuta esperto può aiutarti a elaborare le  emozioni intense in maniera tale da alleviare il pesante fardello.</p></div></div></div></div>                                            </div>
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		<title>Le Relazioni Conflittuali</title>
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		<dc:creator><![CDATA[michela carrara]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 28 Jun 2022 13:59:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Blog]]></category>
		<category><![CDATA[comunicazione]]></category>
		<category><![CDATA[conflitti]]></category>
		<category><![CDATA[relazioni]]></category>
		<category><![CDATA[società]]></category>
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					<description><![CDATA[Nel gestire le relazioni nelle svariate situazioni in ambito sociale, capita spesso di arrabbiarsi e talvolta si interrompono le relazioni solo perché i punti di vista sono diversi.]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div id="wppb-builder-container" class="wppb-builder-container">                <div  class="wppb-row-parent  wppb-row-1663250471645 "  >
					
										
										
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    <blockquote cite="https://www.huxley.net/bnw/four.html">
        <p>Disapprovo quello che dici, ma difenderò fino alla morte il tuo diritto a dirlo
</p>
    </blockquote>
    <figcaption>—Evelyn Beatrice Hall, scrittrice <cite></cite></figcaption>
</figure>
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Conseguentemente il modo di affrontare la vita è personale e soggettiva.</p><p>Un esempio più che attuale è la disputa tra le fazioni pro e contro il vaccino anti Covid19, le quali si vedono contrapposte nel tentativo di imporre una determinata ideologia.</p><p>Un unico vaccino (situazione oggettiva), ha diviso le persone in base alla loro personale visione sull’argomento (situazione soggettiva).</p><p>In pratica, un’unica circostanza ha generato caos perché ciascuno di noi ha una sua lettura personale, in base alla quale raccoglie informazioni che servono a rinforzarla, e scarta tutto ciò che può indebolirla. Questo, per nutrire un senso di tranquillità ed allontanare l’ansia.</p><p>Le divergenze nascono nel momento in cui gli uni, cercano di indottrinare gli altri e viceversa, adducendo motivazioni che, come già detto, servono solo a chi è realmente convinto della propria tesi. Chi difende la posizione opposta, si mette quindi in sfida portando avanti le proprie convinzioni.</p><p>Da qui si accendono dei dibattiti infiniti, che ovviamente non avranno mai una conclusione univoca. Nel tentativo di avere l’ultima parola, spesso nascono litigi che avranno il solo risultato di allontanare ancora di più le parti, provocando la rottura dei rapporti.</p><p>I gruppi aventi lo stesso pensiero formano una sorta di comunità attiva, all’interno della quale le informazioni e ideologie vengono condivise, talvolta contraddittorie e distorte nelle realtà dei fatti.</p><p><img decoding="async" class="wp-image-314 size-full aligncenter" src="https://www.psicologa.michelacarrara.it/wp-content/uploads/2022/09/fire-and-water-g084ab8726_640-11-1.jpg" alt="scontro" width="400" height="218" srcset="https://www.psicologa.michelacarrara.it/wp-content/uploads/2022/09/fire-and-water-g084ab8726_640-11-1.jpg 400w, https://www.psicologa.michelacarrara.it/wp-content/uploads/2022/09/fire-and-water-g084ab8726_640-11-1-300x164.jpg 300w" sizes="(max-width: 400px) 100vw, 400px" />In questo momento di pandemia, le restrizioni e le prescrizioni atte ad arginare il fenomeno, hanno portato le persone a percepire questi cambiamenti comportamentali, come una limitazione delle propria libertà, sia personale che espressiva.</p><p>Si innescano quindi tra i membri fenomeni di apprensione, timore e paura, che non fanno altro che alimentare un ulteriore accanimento al fine di imporre le proprie motivazioni, anche a chi non le condivide.</p><h5>ASPETTI SOCIALI</h5><p>Risaltano alle cronache cronaca episodi in cui intere famiglie e coppie separate sono al centro di diatribe per una presa di posizione (soprattutto in merito ai figli), appellandosi addirittura al giudizio dei tribunali.</p><p>Non di meno, risulta preoccupante anche l’aumentare del fenomeno del “<a href="https://www.treccani.it/vocabolario/hate-speech_res-2f344fce-89c5-11e8-a7cb-00271042e8d9_%28Neologismi%29/" target="_blank" rel="noopener">hate speech</a>” (o haters – discorsi d’odio rivolti, in presenza o tramite mezzi di comunicazione, soprattutto online, contro individui o intere fasce di popolazione).</p><p>Chi utilizza questa becera metodologia, aggrava i toni delle discussioni fino ad arrivare scrivere commenti cattivi e feroci con l’intento di colpire un determinato bersaglio, con lo scopo principale di creare confusione e ottenere repliche dagli altri utenti, nascondendosi dietro uno schermo convinti di non poter essere individuati.</p><p>Studi condotti, hanno evidenziato “l’<strong>effetto di disinibizione online</strong>”, nel quale le persone nel web, tendono a fare e dire cose in modo più estroverso, rispetto al contesto delle interazioni faccia a faccia (<a href="https://www.researchgate.net/journal/Cyberpsychology-behavior-the-impact-of-the-Internet-multimedia-and-virtual-reality-on-behavior-and-society-1557-8364" target="_blank" rel="noopener">Suler, 2004, Cyberpsychology &amp; behavior: the impact of the Internet, multimedia and virtual reality on behavior and society</a>).</p><h5>MA COME MIGLIORARE IL NOSTRO STILE COMUNICATIVO, GIOVANDO QUINDI ANCHE ALLE RELAZIONI SOCIALI?</h5><p>La risposta è pazienza, volontà, ascolto e assertività.</p><p>L’assertività è la capacità dell’individuo, ad esprimere opinioni e sentimenti interiori, difendere i propri diritti e portare avanti le sue idee, <a href="https://www.psicologa.michelacarrara.it/altri-servizi/">rispettando simultaneamente quelle degli altri</a>.</p><p>Secondo Joseph Wolpe (Psichiatra Sudafricano, massimo esponente della terapia comportamentale) il ruolo della comunicazione assertiva è di fondamentale importanza per attuare un sano comportamento sociale. Pertanto comunicare i propri sentimenti in maniera chiara, diretta e onesta senza manifestare aggressività o essere minacciosi verso l’altro, porta il benessere psicologico ed emotivo di chi la mette in pratica.</p><p>In questo momento storico di incertezze, dato che nessuno di noi possiede una verità assoluta tra le mani, forse l’atteggiamento migliore non è quello di fare scelte serene nel rispetto degli altri?</p></div></div></div></div>                                            </div>
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		<title>Mindfulness e Rilassamento</title>
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		<dc:creator><![CDATA[michela carrara]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 13 Feb 2022 18:47:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Blog]]></category>
		<category><![CDATA[consapevolezza]]></category>
		<category><![CDATA[meditazione]]></category>
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		<category><![CDATA[rilassamento]]></category>
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					<description><![CDATA[La Mindfulness è uno stile di vita,  una prassi meditativa attraverso la quale viviamo l’esperienza del presente, qui e ora.Questa pratica meditativa,  attraverso esercizi [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div id="wppb-builder-container" class="wppb-builder-container">                <div  class="wppb-row-parent  wppb-row-1663267646938 "  >
					
										
										
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		<title>Il Rancore</title>
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		<dc:creator><![CDATA[michela carrara]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 12 Jan 2022 14:45:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Blog]]></category>
		<category><![CDATA[rabbia]]></category>
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		<category><![CDATA[risentimento]]></category>
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					<description><![CDATA[Il Rancore è come bere del veleno e aspettarsi che muoia un'altro.......... La famiglia è un sistema complesso, all’interno del [&#8230;]]]></description>
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												<div class='wppb-builder-addon wppb-addon-1663254165670'  data-addon-id='1663254165670'><div class='wppb-addon'><div class="wppb-text-block-addon"><div class="wppb-text-block-content 0"><div class="entry-thumbnail">La famiglia è un sistema complesso, all’interno del quale si verificano torti,  trascuratezze, fraintendimenti, gelosie e forti rivalità. Tutte queste ferite, provocano un’emozione che nel tempo si va a consolidare: <b>il rancore</b>.</div><div class="entry-content-block"><div class="entry-content"><p>Nello specifico, il rancore è un’emozione non risolta, dovuta ad una situazione che ci ha fatto stare male e che non è stata affrontata, ma che è stata messa momentaneamente in disparte;<br />questa emozione si diffonde nella mente rievocando il ricordo negativo, nonché la messa in scena di quanto accaduto e purtroppo, il tutto viene colorito da fantasie punitive e di vendetta.<br />Il soggetto che in una data situazione si sente vittima, utilizza il rancore come strumento per protrarre il ricordo negativo dell’offesa subita, in maniera continuativa e amplificata.</p><p>Da qui nascono risentimenti, ritorsioni e vere e proprie diatribe familiari, da cui spesso si verificano allontanamenti e rotture definitive dei rapporti.</p><h4>Il rancore, come risolverlo </h4><p>La <a title="La Psicoterapia Sistemico Relazionale" href="https://www.psicologa.michelacarrara.it/psicoterapia/"><strong>terapia Sistemico Relazionale</strong></a>, basandosi sul presupposto che la famiglia non è un’entità statica, ma bensì in continuo mutamento, acquisisce i dati che la famiglia stessa espone e li riorganizza.<br />Così facendo, la realtà conflittuale presentata, assume un nuovo significato e configurazione. I protagonisti della situazione di disagio, cominciano a percepire se stessi  e gli altri in modo gradualmente nuovo e così, si possono aprire nuove possibilità e nuovi equilibri.</p><p><strong>La rabbia repressa è come la brace sotto la cenere</strong>: a prima vista sembra innocua, ma basta una lieve brezza per riattizzare il fuoco.<br />Accettando ed elaborando gli episodi negativi, si possono impiegare al meglio le proprie risorse, focalizzandole nella ricerca di un presente migliore. In questo modo si può ridurre il risentimento, con l’obiettivo di eliminarlo convertendolo in energia positiva.</p><p>Si inizia così a superare il rancore e questo è prima di tutto, <u>è un regalo che si fa a se stessi </u>.<br />Non si tratta di dimenticare il passato, ma di <em>dissociarlo</em> da una colorazione emotiva (per lo più dolorosa) che lo rende tanto difficile da tollerare e che, peggio ancora, viene costantemente rievocato nella quotidianità.</p><p>Infatti il rancore non ci permette di  voltare pagina, poiché è un’emozione che anima aggressività, ostilità, spirito di vedetta e odio verso la persona responsabile della sofferenza subita.<br />La tendenza e gli atteggiamenti, suggeriscono che l’unica maniera per ristabilire l’equilibrio è quella di restituire il torto subito (con gli interessi…).</p><p>Paradossalmente, l’unica persona che soffre è la stessa che porta rancore.</p><p>Banalmente, l’opzione più significativa per abbandonare il risentimento e la vendetta, sarebbe quella di affrontare la situazione, confrontandoci con la persona che ha causato tali emozioni negative. Prima lo si fa, meglio è! Il rancore è come un ristagno, che tende a rendere sempre più scure le acque…..</p><p>Il confronto diretto è il prendere consapevolezza di quanto successo elaborando i risvolti che hanno causato taluna circostanza.  Per quanto irritante, per liberarvi di un peso non necessario, bisognerà “rispettare” (che non vuol dire assecondare) il comportamento dell’altra persona, per quanto sia sgradevole.<br />In seguito, a mente lucida, si potrà decidere quali rapporti e relazioni porre in essere con chi ci ha fatto il torto.</p><pre class="wp-block-verse"><em>Bibliografia
- Francesca Giorgia Paleari, Stefano Tomelleri (a cura di), Risentimento, perdono e riconciliazione nelle relazioni sociali, Carocci, Roma, 2008 (<a href="http://www.carocci.it/index.php?option=com_carocci&amp;task=schedalibro&amp;Itemid=72&amp;isbn=9788843048267" target="_blank" rel="noreferrer noopener">ISBN 978-88-430-4826-7</a>);
</em>- Renato Rizzi (a cura di), Itinerari del rancore, Bollati Boringhieri, Torino, 2007 (ISBN 978-88-339-1825-9).
<em>-Luis Kancyper, Il risentimento e il rimorso. Uno studio psicoanalitico, Franco Angeli Editore, Milano, 2003 (ISBN 88-464-4923-1)</em></pre></div></div></div></div></div></div>                                            </div>
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		<title>Comunicare non Comunicando</title>
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		<dc:creator><![CDATA[michela carrara]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 25 Oct 2021 19:12:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Blog]]></category>
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					<description><![CDATA[Gli esseri umani, per natura, non fanno nulla che non sia comunicare.  Lo facciamo con qualsiasi mezzo, anche quando non [&#8230;]]]></description>
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In questo modo, il tipo di abilità comunicative apprese o praticate nella comunicazione mediata dalla tecnologia, non sono equivalenti e possono persino ostacolare le abilità richieste per decodificare il comportamento non verbale nelle interazioni faccia a faccia.</pre></div></div>                                            </div>
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		<title>E questo è Amore? La violenza di Genere</title>
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		<dc:creator><![CDATA[michela carrara]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 13 Aug 2021 09:01:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Blog]]></category>
		<category><![CDATA[abusi]]></category>
		<category><![CDATA[maltrattamento]]></category>
		<category><![CDATA[violenza donne]]></category>
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					<description><![CDATA[Le mura domestiche possono essere un rifugio o diventare una prigione.
Questo, è un “fenomeno ampio, diffuso e polimorfo,
 che incide gravemente sulla quotidianità”]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div id="wppb-builder-container" class="wppb-builder-container">                <div  class="wppb-row-parent  wppb-row-1663318923527 "  >
					
										
										
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												<div class='wppb-builder-addon wppb-addon-1663327976108'  data-addon-id='1663327976108'><div class='wppb-addon'><div class="wppb-text-block-addon"><div class="wppb-text-block-content 0"><p>La <strong>Polizia di Stato</strong>, sensibile a questa tematica, ha messo in campo un ulteriore strumento per la segnalazione di diversi reati, tra cui le Violenze Domestiche. Si chiama <strong>YOUPOL</strong>, ed è un’ App scaricabile sugli store degli smartphone, con la quale si può segnalare in tempo reale, oltre ai reati comuni, casi di maltrattamento o violenze di genere.<br /><strong><a href="https://www.poliziadistato.it/statics/44/volantino_youpol_vd.pdf.pdf" target="_blank" rel="noopener">⇒ Dai un’occhiata al Volantino Informativo della Polizia di Stato ⇐</a></strong></p><h4>La persona violenta può cambiare?<br /><br /></h4><p>Va ricordato inoltre, che il soggetto maltrattante non sempre è una persona impossibile da riabilitare. Esisto centri specializzati nel percorso psicologico per aiutare  le persone con questa indole aggressiva; l’obiettivo principale è quello di fermare  l’atteggiamento violento, passando attraverso  i meccanismi emotivi e culturali che hanno portato il soggetto a compiere determinate azioni.</p><p>La <strong>comprensione</strong> e la <strong>responsabilizzazione</strong> degli abusi inferti, attraverso lo specifico percorso terapeutico, potrà aiutare queste persone a rielaborare il sistema famiglia da un nuovo e sano punto di vista. <br />La regione Emilia Romagna, sensibile a questa tematica, ha promosso 10 centri sparsi nel territorio, specializzati nel recupero ed educazione  generale dei soggetti responsabile di violenze in famiglia.</p><p>Visita l’elenco <a href="https://parita.regione.emilia-romagna.it/violenza/temi/il-trattamento-dei-comportamenti-violenza" target="_blank" rel="noopener">Contrasto Violenza di Genere</a></p></div></div></div></div>                                            </div>
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		<title>I Disturbi nel Comportamento Alimentare (DCA)</title>
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		<dc:creator><![CDATA[michela carrara]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 27 Jul 2021 11:41:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Blog]]></category>
		<category><![CDATA[alimentazione]]></category>
		<category><![CDATA[anoressia]]></category>
		<category><![CDATA[bulimia]]></category>
		<category><![CDATA[disturbi alimentari]]></category>
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					<description><![CDATA[I disturbi nel comportamento alimentare (DCA) comprendono non soltanto anoressia e bulimia, ma anche alimentazione incontrollata e obesità. Il cibo e la sua condivisione assumono significati particolari per l’individuo, il gruppo, la società.]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div id="wppb-builder-container" class="wppb-builder-container">                <div  class="wppb-row-parent  wppb-row-1663328611766 "  >
					
										
										
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Attraverso la (non) gestione del proprio peso corporeo, si possono compensare sentimenti interiori di scarso valore, scarsa amabilità, oppure delusione.</p><p>I disturbi alimentari riguardano disagi caratterizzati da un alterato rapporto con il cibo e con il proprio corpo: in queste situazioni la valutazione di chi ne soffre, si concentra esclusivamente sul peso e/o sull’aspetto fisico, strutturando un’alterata visione del proprio corpo e delle sue forme, sul quale si basa la stima di sé.<br />Tutto ciò serve, per chi ha problemi nel comportamento alimentare, a sentire di poter spostare sul cibo il controllo che pensa di non avere sulla propria vita.</p><h5><strong>Come è facile intuire, non è sufficiente considerare il sintomo, ma occorre che la persona che richiede aiuto per problemi alimentari, possa essere <a href="https://www.psicologa.michelacarrara.it/psicoterapia/">sostenuto</a> nel processo di scoperta di se stesso, alla ricerca di quelle situazioni relazionali che lo hanno generato.</strong></h5><p><a href="https://ibb.co/R9jQXH0" target="_blank" rel="noopener"><img loading="lazy" decoding="async" src="https://i.ibb.co/s2WsT3w/Senza-titolo-1.png" alt="Senza-titolo-1" width="1000" height="382" /></a></p><p>I disturbi  del <a href="https://www.salute.gov.it/portale/donna/dettaglioContenutiDonna.jsp?id=4470&amp;area=Salute%20donna&amp;menu=patologie" target="_blank" rel="noreferrer noopener">comportamento alimentare </a>sono molto più comuni nelle donne, soprattutto tra le più giovani, che negli uomini. Di solito comprendono anche le variazioni di ciò o di quanto si mangia e le misure intraprese per impedire al cibo di essere assorbito (ad esempio, procurarsi il vomito o prendere un lassativo).</p><p>Per essere considerato un disturbo, un comportamento alimentare insolito deve continuare per un certo periodo e causare danni significativi alla salute fisica del soggetto e/o alle sue funzionalità a livello scolastico o lavorativo, oppure influenzare negativamente le sue interazioni con le altre persone.</p><h5>I disturbi del comportamento alimentare includono:</h5><ul><li>Anoressia nervosa</li><li><em>Disturbo evitante-restrittivo dell’assunzione di cibo</em></li><li><em>Disturbo da alimentazione incontrollata</em></li><li><em>Bulimia nervosa</em></li><li><em>Picacismo e Disturbo da ruminazione</em></li></ul><p>L’<strong>anoressia nervosa</strong> è caratterizzata da incessante ricerca di magrezza, immagine distorta del corpo, paura estrema dell’obesità e limitazione del consumo di cibo, che portano a un peso corporeo significativamente basso.<br />I soggetti con anoressia nervosa limitano il consumo di cibo, ma possono anche sovralimentarsi e in seguito compensare mediante l’eliminazione (ad esempio procurandosi il vomito o usando lassativi). Un soggetto che ne soffre può limitare il consumo di cibo fino al punto di danneggiare la propria salute.</p><p>Il <strong>disturbo evitante-restrittivo dell’assunzione di cibo</strong> si caratterizza per la scarsa assunzione di cibo e/o per il rifiuto di consumare determinati alimenti senza alcuna preoccupazione, da parte del soggetto, per l’aspetto o il peso corporeo; atteggiamento, questo, tipico di chi soffre di anoressia o bulimia nervose.<br />Di solito, i soggetti con questo disturbo sono estremamente schizzinosi riguardo al cibo e ai tipi di alimento. Ad esempio, possono evitare gli alimenti che hanno un certo colore, consistenza o odore. Alcuni soggetti temono possibili conseguenze avverse del consumo di cibo, quali il soffocamento o il vomito.</p><p>Il <strong>disturbo da alimentazione incontrollata</strong> si caratterizza per il consumo di quantità di cibo eccezionalmente grandi, molto superiori a quelle che la maggior parte della gente mangerebbe in situazioni e tempo analoghi.<br />Durante e dopo il consumo smodato di cibo, le persone hanno una sensazione di perdita di controllo e ne sono angosciate. L’alimentazione incontrollata non è seguita dal comportamento eliminatorio o da tentativi diversi di compensare l’eccesso di cibo.</p><p>La <strong>bulimia nervosa</strong> è caratterizzata da episodi ripetuti in cui in poco tempo si mangiano grandi quantità di cibo, seguiti dal tentativo di rimediare all’eccesso di cibo consumato. Per esempio, i soggetti possono provocarsi il vomito o assumere lassativi.</p><p>Il <strong>picacismo</strong> consiste nel mangiare regolarmente cose non commestibili. Il <strong>disturbo di ruminazione</strong> è caratterizzato dal rigurgito del cibo dopo il consumo.</p><p>Alcuni dei fattori associati ai disturbi alimentari, sono stati individuati nei specifici fattori biologici, pressioni sociali e interpersonali, nonché la  storia familiare. Anche le preoccupazioni relative all’immagine corporea mediate dalla cultura e i tratti della personalità come il perfezionismo e l’ossessività giocano un ruolo importante nei disturbi, che sono spesso accompagnati da <strong><a href="https://www.psicologa.michelacarrara.it/depressione/">depressione</a> o <a href="https://www.psicologa.michelacarrara.it/ansia-e-panico/">ansia</a></strong>.</p><p>Il trattamento dei disturbi gravi, raramente è semplice. I disturbi alimentari possono creare ulteriori problemi clinici e possono anche essere seriamente pericolosi per la salute e la vita.<br />Possono richiedere il ricovero in ospedale e l’alimentazione forzata. Spesso sono necessari team multidisciplinari di professionisti sanitari, inclusi psicoterapeuti, medici e dietisti o nutrizionisti specializzati, per ottenere il pieno recupero.</p></div></div></div></div><div class='wppb-builder-addon wppb-addon-1663328611769'  data-addon-id='1663328611769'><div class='wppb-addon'><div class="wppb-addon wppb-button-addon"><div class="wppb-button-addon-content"><a href="https://www.psicologa.michelacarrara.it/contatti" class="wppb-btn-addons  wppb-btn-primary wppb-btn-rounded wppb-btn-custom wppb-btn-no" =_self>Richiedi informazioni</a></div></div></div></div>                                            </div>
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		<title>La Rabbia dei nostri Ragazzi</title>
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		<dc:creator><![CDATA[michela carrara]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 18 Jun 2021 12:36:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Blog]]></category>
		<category><![CDATA[adolescenza]]></category>
		<category><![CDATA[gestione figli]]></category>
		<category><![CDATA[rabbia]]></category>
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					<description><![CDATA[Come Comportarsi?La rabbia normalmente è considerata come un’emozione negativa, ma non esistono emozioni positive o negative. Semplicemente le emozioni esistono ed hanno [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div id="wppb-builder-container" class="wppb-builder-container">                <div  class="wppb-row-parent  wppb-row-1663332388001 "  >
					
										
										
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Semplicemente le <strong><a href="https://www.psicologa.michelacarrara.it/psicoterapia-familiare/">emozioni </a></strong>esistono ed hanno una funzione nella nostra vita.</p><blockquote><p><em>La rabbia è una risposta emotiva ad uno stimolo considerato dall’individuo come provocatorio, si attiva quando egli valuta un evento come un ostacolo al perseguimento di un proprio obiettivo, oppure quando ritiene di aver subito immeritatamente un torto o un danno (Novaco 1975 – D’Urso, Trentin 2001).</em></p></blockquote><p><strong>I nostri figli provano più rabbia in due momenti della loro crescita: da bambini verso i due anni, ovvero quando escono dalla primissima infanzia e durante l’adolescenza. Sono le epoche in cui il bambino deve separarsi dai genitori e crearsi un sé indipendente, una propria personalità.</strong></p><p>Contrariamente al mondo animale, ove quando la prole è in grado di sopravvivere da sola viene allontanata dal gruppo, nella nostra società le figure genitoriali non riescono a “liberare” i figli e devono essere pertanto loro a provocare l’allontanamento.</p><p>Ai bambini<strong> necessita la rabbia</strong> per staccarsi dai genitori e permette di crearsi un senso di identità proprio. Lo stesso meccanismo accade durante <strong>l’adolescenza</strong>, quando i ragazzi devono impegnarsi per diventare indipendenti dai genitori sotto tutti i punti di vista.</p><p>Gli educatori normalmente cercano ad identificare e frenare ogni manifestazione di rabbia. Nella nostra cultura esistono differenze educative circa il manifestarsi delle emozioni: al maschio viene insegnato ad inibire la tristezza e la paura e ad esternare la rabbia. Alle femmine l’esatto contrario.</p><p>Le conseguenze psicologiche sono chiare: una femmina proverà più senso di colpa ad esternare la rabbia rispetto ad un maschio.</p><h4>La rabbia è comunque un’emozione</h4><p>Nella visione collettiva sta predominando il messaggio che le <strong>emozioni negative siano patologiche</strong>, per cui la tristezza diventa depressione, la rabbia disturbo oppositivo-provocatorio e così via.</p><p>Ma la rabbia di per sé, non è mai giusta o sbagliata: la risposta non è negare o sopprimere la rabbia, ma imparare a tollerarla e gestirla senza attuare modalità disfunzionali autodistruttive (autolesionismo, assumere stupefacenti etc).</p><p>Tal volta non serve sopprimere l’aggressività, <b>ma bisogna rielaborala</b>. Ovvero passare dall’esternare tale manifestazione, al rappresentarsi internamente il proprio stato emotivo adottando adeguate strategie per la valutazione degli eventi stressanti, scegliendo il momento e la modalità più adeguata per manifestalo.</p><p><strong>Cosa devono imparare i ragazzi</strong>: vivere l’emozione, identificarla e comunicarla alla persona che l’ha scatenata e questo, spesso non viene fatto.</p><p>Nei <a href="https://www.psy.it/protocollo-scuola" target="_blank" rel="noopener">corsi di affettività che si tengono nelle scuole</a>, spesso gli Psicologi si accorgono che i bambini non sono in grado di riconoscere le espressioni delle diverse emozioni, di dare loro un nome, ipotizzare il motivo che possa averle scatenate o la manifestazione comportamentale che seguirà.</p><p><a href="https://www.psicologa.michelacarrara.it/consulenza-psicologica/"><strong>Insegnare ai ragazzi a gestire le emozioni</strong></a> significa, per prima cosa, dare il buon esempio. Quindi il primo lavoro da fare è su noi stessi. Gli adulti, per primi, dovrebbero imparare ad accettare le emozioni che provano, anche quelle spiacevoli, senza cercare di combatterle. In primo luogo, perché è una battaglia persa, le emozioni soppresse torneranno.</p><p>In secondo luogo, perché combattere le emozioni porta ad uno spreco di energie, che potrebbero essere utilizzate meglio nel cercare di comportarsi nel modo che riteniamo più corretto, senza lasciare che le emozioni decidano per noi.</p><p><img loading="lazy" decoding="async" class="aligncenter wp-image-320" src="https://www.psicologa.michelacarrara.it/wp-content/uploads/2022/09/immagine_2022-09-17_212909458-300x254.png" alt="arrabbiato" width="200" height="170" srcset="https://www.psicologa.michelacarrara.it/wp-content/uploads/2022/09/immagine_2022-09-17_212909458-300x254.png 300w, https://www.psicologa.michelacarrara.it/wp-content/uploads/2022/09/immagine_2022-09-17_212909458.png 756w" sizes="auto, (max-width: 200px) 100vw, 200px" /></p><h4>Ok, ma alla fine che cosa devo fare?</h4><ul><li><strong>Attendere e ascoltare</strong>. Bisogna prendersi un po’ di tempo al fine di capire da cosa è dipesa la rabbia dei nostri figli. Quando si saranno “sbolliti”, sarà opportuno iniziare un sincero dialogo, facendo capire loro che in primis non vi è un processo alle intenzioni.</li><li><strong>Mettere da parte l’orgoglio</strong>. Certe volte la frase  “<em>Sono tuo padre ed esigo RISPETTO</em>”, viene letta dal figlio come “<em>Ah si? Adesso ti faccio vedere io!</em>”, innescando un braccio di ferro che porterebbe solamente ad un ulteriore allontanamento dell’adolescente.<br />I migliori risultati si posso ottenere lasciando una discreta tolleranza tra l’emozione che ha acceso la <strong>rabbia </strong>e la risposta educativa del genitore.</li><li><strong>Troppe regole sono deleterie</strong>. Citando il detto,  “poche ma buone”.  Le regole devono essere poche, ma chiare e tassative. Attenzione però a non concedere a priori, spinti dall’emotività genitoriale.</li></ul></div></div></div></div>                                            </div>
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